C’è una buona notizia sul fronte della sostenibilità nel packaging europeo, e siamo lieti di condividerla con voi: dal 1° gennaio 2026 è ufficialmente partita un’iniziativa di filiera promossa da EAFA (European Aluminium Foil Association) e FPE (Flexible Packaging Europe) per migliorare in modo concreto le performance di riciclo dei piccoli formati in alluminio. L’iniziativa ha ricadute positive anche per i tubetti di alluminio, che possono essere riciclati anche se molto piccoli (pensiamo alle pomate oftalmiche e ad altri prodotti del settore farmaceutico) e completamente spremuti, quindi con un volume decisamente ridotto.
L’iniziativa, infatti, parte da un principio tanto semplice quanto importante: alla riciclabilità di un materiale non sempre corrisponde un’infrastruttura in grado di farlo davvero. Sembra una contraddizione in termini ma è, effettivamente, uno dei punti critici che sono stati sollevati in seguito all’arrivo del PPWR. La Germania, in particolare, ha fatto da apripista introducendo nuovi criteri sulla riciclabilità del packaging che sono entrati in vigore proprio dal 1 gennaio 2026: si introduce un sistema di valutazione della riciclabilità dei materiali basato sull’effettiva capacità delle infrastrutture di riciclaggio attualmente esistenti in Germania.
Detto in altri termini: le aziende non potranno piu’ indicare che un packaging è riciclabile al 100% se in Germania non esistono attualmente sufficienti impianti di riciclo che consentano davvero di riciclare tutto quel materiale. Una decisione che non ha mancato di suscitare perplessità: se da un lato è doveroso essere realisti, dall’altro ci si chiede se sia giusto addossare ai produttori responsabilità che in fondo non li toccano direttamente. Realizzare impianti di riciclo è una responsabilità istituzionale, non dell’impresa. Ma se l’effetto voluto era quello di dare una “scossa” alla filiera, con ricadute in tutta la UE, l’obiettivo è stato centrato. Anche perché il calendario non mente: il PPWR diventerà totalmente applicabile e vincolante dal 12 agosto 2026. E il tempo scorre veloce.
L’iniziativa europea: cosa cambia (e perché puo’ riguardare anche i tubetti in alluminio)
La nuova iniziativa europea dedicata al packaging in alluminio in piccoli formati va letta proprio all’interno di questo contesto, e ne evidenzia la sfida fondamentale: rendere più uniforme ed efficace, in tutta Europa, la capacità degli impianti di intercettare, selezionare e avviare a riciclo anche i formati più piccoli, che in alcune aree o impianti vetusti finiscono ancora “fuori flusso”. Come? Intervenendo sugli ostacoli che intralciano la filiera della gestione rifiuti e supportando azioni pratiche per superarli: ricerche, implementazioni di soluzioni innovative, allineamento lungo la catena del valore, condivisione di buone pratiche.
Il fatto che aziende e attori di filiera si stiano muovendo in modo coordinato parallelamente alle istituzioni è un segnale forte: la direzione non è solo “materiale riciclabile”, ma riciclo che funziona davvero, ovunque e in modo misurabile.
Alluminio: sempre recuperabile. Ma serve una filiera capace di valorizzarlo
L’alluminio è sempre riciclabile al 100% e all’infinito, anche quando è in formati molto piccoli (pensiamo, ad esempio, alle sottilissime carte dei cioccolatini). E lo stesso vale per i tubetti: anche quando sono completamente spremuti o molto compatti, il materiale conserva intatto il suo potenziale di recupero. Ma affinché quel potenziale diventi riciclo reale, devono esistere impianti di riciclo con tecnologie e processi in grado di intercettare e separare efficacemente anche i pezzi di alluminio più piccoli. È bene ricordare che le tecnologie in grado di farlo esistono già e sono da tempo in uso in molti impianti di eccellenza dell’Unione Europea. Ma non in tutti.
In altre parole: in termini di sostenibilità, ciò che accade dopo l’uso conta quanto la scelta del materiale. Ed è tempo che la filiera ne prenda atto.
L’Italia, in questo senso, è all’avanguardia, e non solo perché qui si trovano impianti avanzati in cui l’alluminio viene pre-trattato, fuso e portato a nuova “vita”. Ma anche perché esistono attori in grado di seguire il “viaggio” di recupero dell’alluminio lungo tutta la filiera (in primis, Consorzio CIAL); impegno che si esprime sia nel recupero post-consumo, sia negli scarti industriali. Grazie a questo binomio vincente, l’Italia è il paese europeo con il piu’ alto tasso di riciclo dell’alluminio nella UE e uno dei piu’ alti al mondo, ben oltre gli obiettivi imposti dalle normative: per gli imballaggi in alluminio, infatti, il PPWR infatti prevede un obiettivo ambizioso del 60% entro il 2030, ma l’Italia ha già ampiamente superato quest’obiettivo nel 2024, con un tasso che superava il 68% (ma si attestava oltre l’86% per le lattine).
L’iniziativa europea nasce proprio per ridurre questo “gap” lungo la catena raccolta → selezione → riciclo, perché in alcune aree una parte dei piccoli formati viene ancora incenerita o recuperata solo parzialmente. Un impegno concreto per far sì che la filiera riesca a sfruttarne sempre di più le qualità.
L’effetto PPWR come acceleratore dell’Innovazione
Il nuovo Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) ha spostato l’attenzione dell’industria verso una logica più concreta e verificabile: non solo “riciclabile” come principio, ma riciclabile in modo efficace e su scala, con criteri e responsabilità che diventano progressivamente più stringenti.
Come già scritto, il PPWR (Reg. UE 2025/40) si applicherà obbligatoriamente in tutta la UE dal 12 agosto 2026. Il legislatore aveva infatti lasciato un periodo di adattamento dalla sua entrata in vigore, avvenuta l’11 febbraio scorso, per consentire alle aziende di implementare le modifiche necessarie all’adeguamento. E la data si avvicina.
Design for Recycling per tubetti: scelte che fanno la differenza
I brand che scelgono il tubetto in alluminio per i loro prodotti hanno già fatto un’importante scelta di sostenibilità. Mentre la filiera del packaging in alluminio compie i passi necessari per potenziare i propri processi, anche le aziende di prodotto possono dare un ulteriore contributo di sostenibilità, con alcune accortezze che su larga scala possono fare la differenza. Anche se lavorano sui piccoli formati.
1) Guardare il tubetto come “sistema”
Non esiste solo il corpo in alluminio: contano anche tappo, eventuali sigilli e soluzioni antitampering, etichette etc. Considerate la sostenibilità anche di questi componenti.
2) Scegliere soluzioni antimanomissione che uniscono sostenibilità e sicurezza: come il nostro nuovo sigillo per tubetti oftalmici, ora in PET (altamente riciclabile rispetto al precedente PVC)
3) Comunicare al consumatore il valore dell’alluminio come materiale circolare
Nel dibattito sulla sostenibilità, non conta solo che cosa è riciclabile, ma anche che cosa viene percepito come sostenibile. Ricordarlo è anche un modo per valorizzare ulteriormente il vostro prodotto.
4) La sostenibilità va oltre il materiale: entrano in gioco anche altri elementi, come l’utilizzo responsabile delle risorse energetiche e dell’acqua utilizzata nei processi produttivi. Il gruppo Perfektüp ha messo la sostenibilità al primo posto nei suoi processi produttivi, come dimostra anche l’innovativo impianto di Kırklareli progettato con il criterio “sustainable first”. Conta l’approccio operativo: una gestione lean dello sviluppo e della produzione consente di lavorare on time, on budget, on quantity, mantenendo reattività e stabilità anche quando ci sono variazioni (grafiche, lotti, specifiche, priorità di mercato), riducendo al minimo gli scarti.
5) Apritevi al materiale riciclato! Se state valutando anche tubetti in alluminio riciclato (quando applicabile), può essere utile chiarire la differenza tra alluminio PCR (post-consumo) e PIR (post-industriale) e i relativi vincoli/regole. Crediamo profondamente nel materiale riciclato: come Tubettificio Perfektüp lavoriamo da anni con Consorzio CIAL per il recupero e l’avvio al riciclo degli scarti di produzione. Fornendo prevalentemente aziende farmaceutiche, generalmente lavoriamo con alluminio vergine ma siamo perfettamente in grado di lavorare anche con alluminio proveniente da fonti riciclate, in grado di fornire ottimi risultati in tutti quei settori che, a differenza del Pharma, non hanno vincoli normativi sull’uso di materiale riciclato.
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Tra redesign, test, campionature e approvazioni interne, arrivare pronti ad agosto 2026 non si improvvisa: conviene impostare quanto prima una valutazione Design for Recycling. E se cercate un partner per i vostri progetti di packaging in grado di aiutarvi a soddisfare le nuove normative, contattateci: saremo lieti di trovare insieme la soluzione perfetta per i vostri prodotti.

