Automedicarsi non è mai semplice. Lo è ancora meno quando la zona interessata sono gli occhi! L’applicazione di unguenti oftalmici, e più in generale i medicamenti oculari, richiede precisione, delicatezza e sicurezza. Basta poco – una mano poco ferma, un’applicazione errata, una dose mal calibrata – per trasformare un gesto quotidiano in una fonte di frustrazione o, peggio, in un ostacolo alla continuità terapeutica.
In molti casi, le difficoltà motorie, visive o cognitive rendono questa operazione ancora più complessa. E quando l’utente non riesce da solo, la responsabilità ricade su familiari o caregiver non professionisti, spesso senza strumenti adeguati o indicazioni chiare. Il risultato? Stress, insicurezza, errori e talvolta l’abbandono della terapia.
C’è un altro aspetto, spesso sottovalutato, che incide direttamente sull’efficacia terapeutica: il packaging primario del farmaco. Se progettato senza considerare i reali limiti e le esigenze dell’utente finale, anche il miglior principio attivo rischia di fallire. Proprio da qui nasce un cambio di paradigma nel mondo della somministrazione farmaceutica: il passaggio da un approccio centrato sul prodotto a uno centrato sulla persona.
E nel settore oftalmico, dove la precisione e la facilità d’uso sono fondamentali, questo cambiamento può fare davvero la differenza.
Perché è così difficile somministrare un medicamento oculare?
Uno studio del 2018 ha preso in esame l’aderenza alle cure dei pazienti con glaucoma: è emerso che fino all‘80% dei pazienti tocca inavvertitamente gli occhi o il viso con il flacone del collirio (contaminandolo); fino al 60,6% dei pazienti non instilla adeguatamente la goccia, assumendo quindi meno farmaco del necessario; fino al 37,3%, inoltre, manca proprio la “mira” e non riesce a centrare l’occhio. Un problema considerevole, soprattutto se si considera che nella maggior parte delle terapie oftalmologiche la chiave è proprio la costanza.
L’applicazione di un unguento oftalmico o di un trattamento locale per gli occhi comporta una serie di sfide tecniche e psicologiche, soprattutto quando deve essere effettuata in autonomia. Tenere il contenitore con una mano, sollevare la palpebra con l’altra, dosare correttamente il prodotto ed evitare il contatto diretto con l’occhio: un’operazione che richiede coordinazione, fermezza, precisione. Ma non tutti riescono a compierla facilmente: pazienti resi fragili dall’età avanzata o da patologie che incidono sulla coordinazione motoria possono riscontrare difficoltà superiori. A risentirne sono sia il corretto dosaggio sia l’applicazione, con un impatto diretto sull’efficacia della cura.
In assenza di una progettazione centrata sull’utente, il rischio è duplice: da una parte il trattamento risulta inefficace, dall’altra cresce il senso di frustrazione, che può portare all’interruzione della terapia.
Ecco perché negli ultimi anni si sta affermando una visione del packaging più ampia e innovativa: la “patient-centered drug delivery”, in cui anche il packaging primario viene considerato un elemento cruciale del successo terapeutico. Un cambio di passo considerevole: nel settore farmaceutico, si tende a focalizzare gli sforzi sul principio attivo e sulla sua efficacia clinica, a volte trascurando il ruolo della tecnica di somministrazione del farmaco nel percorso di cura.
Nel caso dei farmaci oftalmici, questo concetto è ancora più evidente. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, fino al 50% dei pazienti cronici nei Paesi sviluppati non segue correttamente le terapie prescritte. Una percentuale che cresce quando la somministrazione richiede gesti complessi o ripetuti, come nel caso dei trattamenti oculari. In questo scenario, il packaging non è più un semplice contenitore, ma un alleato attivo nel processo terapeutico.
Packaging funzionale: un cambiamento di paradigma necessario
La progettazione del packaging farmaceutico deve anche tenere presenti logiche di efficienza produttiva, senza però che questa metta in secondo piano l’esperienza d’uso dell’utente finale.
La sfida è quindi riuscire a trovare un compromesso tra il concetto di patient-centered drug delivery e l’industrializzazione del prodotto. Per rispondere davvero ai bisogni dell’utente finale, è infatti necessario ripensare il design del packaging in chiave funzionale e inclusiva.
Un dispositivo di somministrazione oftalmica deve:
- Essere facile da usare, anche in presenza di mani poco forti, tremori o ridotta destrezza.
- Garantire un’erogazione precisa, per evitare sprechi o sovradosaggi.
- Minimizzare il contatto con l’occhio, aumentando la sicurezza igienica e riducendo il rischio di lesioni.
- Essere comprensibile e intuitivo nel suo utilizzo, anche per chi non ha formazione medica o farmaceutica.
- Essere concepito per una produzione scalabile a livello industriale in grado di rispondere alle esigenze di mercato in termini di tempistiche e costi.
Quando il packaging risponde a queste esigenze, la terapia diventa più accessibile, l’aderenza terapeutica migliora e si riduce il carico emotivo di chi deve gestirla ogni giorno.
La soluzione: il tubetto con bocchello oftalmico morbido Perfektüp
In questa prospettiva nasce la soluzione proposta da Tubettificio Perfektüp: un tubetto in alluminio con bocchello morbido. Un packaging farmaceutico innovativo che unisce le virtù dell’alluminio, ben note in ambito Pharma, a un bocchello in doppio materiale, con una base rigida e una punta ultra-morbida, per ridurre il rischio di lesioni in caso di contatto con l’occhio.
Il vero punto di forza? Nonostante la complessità del design, e la sfida del doppio materiale, il beccuccio viene realizzato in un solo, rapido ciclo produttivo. Una soluzione industrialmente sostenibile, ideale per la produzione su larga scala e conforme agli elevati standard del settore farmaceutico, in particolare quelli per uso oftalmico.
Il design del tubetto risponde a tutte le criticità evidenziate nel percorso di automedicazione oculare:
- Bocchello morbido: riduce il rischio di irritazioni o lesioni accidentali, migliorando il comfort e la sicurezza.
- Erogazione controllata: il tubetto consente un dosaggio più preciso, evitando sprechi e sovradosaggi.
- Facile e leggero da maneggiare: la struttura in alluminio, leggera e morbida, è facile da usare anche per chi ha ridotta forza nelle mani.
- Protezione del principio attivo: l’alluminio offre una barriera totale e contro luce e ossigeno, preservando la stabilità del farmaco.
Tubettificio Perfektüp: il packaging che fa davvero la differenza
Quando parliamo di accessibilità e aderenza terapeutica, non possiamo limitarci al contenuto: anche il contenitore fa parte della cura. Un packaging progettato attorno alle reali esigenze dell’utente può trasformare la somministrazione del farmaco in un gesto semplice, sicuro e quotidiano, invece che in un ostacolo.
Il tubetto in alluminio con bocchello oftalmico morbido di Perfektüp rappresenta un esempio concreto di innovazione human-centered: una soluzione che non si limita a preservare il contenuto, ma ne abilita l’uso corretto, facilitando l’autonomia del paziente e riducendo il margine di errore, anche in contesti di fragilità.
Scoprite di più sul tubetto in alluminio con bocchello oftalmico del Tubettificio Perfektüp e contattateci per approfondire: saremo lieti di supportarvi nelle vostre strategie di packaging e inviarvi un campione di tubetti.

